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venerdì 23 marzo 2012

The Doom that Came to Sarnath (1919) - H.P. Lovecraft




The Doom that Came to Sarnath, a volte tradotto semplicemente come La Rovina di Sarnath, è una breve storia scritta da Howard Phillips Lovecraft nel 1919, e pubblicata per la prima volta sulla rivista The Scot, nel 1920.
L' onirico racconto, parte del Dream Cycle, si riallaccia a storie come Polaris, The Dream-Quest of Unknown Kadath, The case of Charles Dexter Ward e From Beyond.
Pare sia stato ispirato da un sogno..


Nella terra di Mnar c'è un gran lago interno che non viene alimentato da fiumi e da cui non escono torrenti. Diecimila anni fa sorgeva su quelle rive la città di Sarnath, oggi scomparsa.
Si racconta che negli anni lontanissimi in cui il mondo era giovane, e prima che il popolo di Sarnath arrivasse a Mnar, un'altra città sorgesse nei pressi del lago: era chiamata Ib, la capitale di pietra grigia, antica quanto il lago stesso e abitata da esseri poco gradevoli. Erano creature brutte e strane, come lo sono spesso i figli di un mondo ancora indefinito e in formazione. Sui cilindri di mattoni di Kadatheron è scritto che gli abitanti di Ib erano di colore verde come il lago e le sue nebbie; che avevano occhi sporgenti, labbra grosse e flaccide, orecchie strane. Non avevano voce, ma è scritto che una notte arrivarono dalla luna in una spirale di nebbia, e che insieme a loro giunsero il lago e la città di Ib. Sia vero o no, è certo che adorassero un idolo di pietra verdemare che nella forma ricordava Bokrug, il gran rettile acquatico, e che danzassero davanti a lui quando la luna era a tre quarti. E sul papiro di Ilarnek è scritto che un giorno scoprirono il fuoco, e da allora in poi lo accesero in molte cerimonie. Ma non si sa molto di quelle creature, perché vissero in tempi antichissimi e l'uomo, che è giovane, ignora quasi tutto delle forme di vita precedenti.

Dopo innumerevoli cicli gli uomini arrivarono nella terra di Mnar: erano i pastori dai capelli scuri che costruirono Thraa, Ilarnek e Kadatheron sul tortuoso fiume Ai. Alcune tribù, più ardimentose delle altre, si avventurarono sulle sponde del lago e costruirono Sarnath in un punto in cui abbondavano i metalli preziosi.
Le prime pietre di Sarnath furono deposte non lontano dalla grigia Ib, e quando videro i suoi abitanti i coloni si meravigliarono parecchio. Ma allo stupore era misto l'odio, perché non ritenevano degno che esseri di quell' aspetto calcassero la terra degli uomini, specie di sera, e non amavano le sculture sui grigi monoliti di Ib, tanto antiche da far paura. Nessuno sa come quegli esseri e le loro opere durassero così a lungo, addirittura fino alla comparsa dell'uomo: ma forse la spiegazione sta nel fatto che la terra di Mnar è molto tranquilla e lontana dalla maggior parte degli altri paesi, sia reali che di sogno.
Più gli uomini di Sarnath osservavano gli abitanti di Ib, più il loro odio cresceva, rinfocolato dalla scoperta che erano creature deboli e che al contatto di pietre, lance o frecce risultavano molli e gelatinose. Così, i giovani guerrieri di Sarnath si misero in marcia verso Ib armati di lancia, arco e fionde. Una volta arrivati massacrarono le creature e gettarono i corpi nel lago con le lance, perché non volevano toccarli; e siccome aborrivano i monoliti scolpiti di Ib, gettarono nel lago anche quelli, chiedendosi come si potessero erigere oggetti così pesanti (in tutta Mnar e nei paesi vicini non c'era niente di simile, ragion per cui dovevano averli portati da lonta-no).
Così, dell'antica città di Ib non fu risparmiato niente tranne l'idolo verdemare che rappresentava Bokrug, il rettile acquatico. I giovani guerrieri lo portarono a Sarnath come simbolo della vittoria sui vecchi dei e gli abitanti di Ib, ma anche della loro supremazia su Mnar. Tuttavia, la notte che fu messo nel tempio dovette accadere qualcosa di orribile, perché sul lago furono avvistate luci verdi e la mattina la gente scoprì che l'idolo era scomparso. Quanto al gran sacerdote, Taran-Ish, era morto per quello che sembrava un terribile spavento, ma prima di spirare aveva tracciato sull' altare di crisolito il simbolo della distruzione finale.

Dopo Taran-Ish ci furono molti sacerdoti a Sarnath, ma l'idolo di pietra verde non fu ritrovato. Passarono molti secoli, mentre la città prosperava in maniera incredibile, e ormai solo i preti e le donne anziane ricordavano il segno che Taran-Ish aveva tracciato sull'altare. Fra Sarnath e la città di Ilarnek fu costruita una carovaniera e i metalli preziosi vennero scambiati con altri metalli, stoffe rare, gioielli, libri, strumenti per tutte le arti e innumerevoli oggetti di lusso noti alle popolazioni del fiume Ai e oltre. E Sarnath divenne forte, raffinata e stupenda, e mandò eserciti a conquistare le città vicine. E col tempo sedettero a Sarnath i re di tutta Mnar, e poi di numerose terre vicine.
Sarnath la sublime era la meraviglia del mondo e l'orgoglio del genere umano. Le sue mura, di marmo finissimo estratto dal deserto, erano alte trecento cubiti e spesse settantacinque: i carri guidati sui bastioni avevano spazio per sorpassarsi. Erano lunghe ben cinquecento stadi e aperte solo dalla parte che guardava il lago, dove una grande diga di pietra teneva a bada le onde che una volta all'anno, nella ricorrenza della distruzione di Ib, si alzavano misteriosamente dalla superficie. A Sarnath c'erano cinquanta strade che correvano dal lago alle porte delle carovane, e altre cinquanta le intersecavano. Erano pavimentate d'onice, ma quelle su cui passavano cavalli, cammelli ed elefanti erano coperte di granito. Le case di Sarnath erano di mattoni smaltati e calcedonio, e ognuna aveva un giardino recintato e un laghetto di cristallo. Venivano costruite con strani procedimenti, perché nel mondo non ce n'erano altre simili, e i viaggiatori di Thraa, Ilarnek e Kadatheron si meravigliavano alla vista delle cupole splendenti da cui erano sormontate.
Ma ancora più belli erano gli edifici pubblici e i templi, e i giardini voluti dall'antico re Zokkar. E c'erano molti palazzi, i minori fra i quali sarebbero passati per capolavori a Thraa, Ilarnek e Kadatheron. Alcuni erano così alti che gli occupanti potevano immaginare di essere in cielo, e quando venivano illuminati con torce bagnate nell'olio di Dothur le pareti rivelavano enormi affreschi che raffiguravano re ed eserciti, in uno splendore che ispirava e stupiva l'occhio. Le colonne che reggevano i palazzi erano moltissime, tutte di marmo colorato e scolpite in motivi di bellezza insuperabile. Nella maggior parte degli edifici i pavimenti erano costituiti da mosaici di berillio, lapislazzuli, onice, carbonchio e altri materiali sceltissimi, disposti in modo tale che l'osservatore aveva l'impressione di camminare su letti dei fiori più pregiati. E c'erano fontane della stessa bellezza che riversavano getti d'acqua profumata, creando effetti scenografici. Ma il più bello era il palazzo del re di Mnar e delle altre terre. Il trono poggiava su due leoni d'oro e numerosi gradini lo separavano dal pavimento lucente: era ricavato da un unico pezzo d'avorio, anche se nessuno ricorda da dove sia potuto venire un blocco simile. Nel palazzo c'erano infinite gallerie e anfiteatri dove uomini, elefanti e leoni combattevano per il piacere dei re. A volte gli anfiteatri venivano inondati con l'acqua portata dai grandi acquedotti e si inscenavano battaglie navali o terribili combattimenti fra uomini e micidiali creature marine.
I diciassette templi turriti di Sarnath, slanciati e stupefacenti, erano fatti con una pietra multicolore che non si conosce altrove; la torre più alta arrivava a mille cubiti e al suo interno vivevano i sacerdoti, in una magnificenza che aveva poco da invidiare a quella dei re. Al pianterreno, in sale enormi e splendide come quelle dei palazzi, le folle adoravano Zo-Kalar, Tamash e Lobon, gli dei principali di Sarnath, i cui altari avviluppati dal-l'incenso erano come troni di monarchi. Le raffigurazioni di Zo-Kalar, Tamash e Lobon non somigliavano a quelle degli altri dei perché erano così realistiche da dare l'impressione che sui troni d'avorio sedessero gli dei barbuti in persona; e in cima a una scala di splendidi zirconi si apriva la sala superiore, da cui gli alti sacerdoti contemplavano di giorno la città, il lago e la pianura, e di notte la luna misteriosa, le stelle e il loro riflesso nellago. Lì veniva recitato l'antichissimo esorcismo contro Bokrug, il rettile acquatico, e lì era collocato l'altare di crisolito su cui Taran-Ish aveva lasciato il simbolo della distruzione.
Un'altra meraviglia erano i giardini voluti dall'antico re Zokkar: si trovavano al centro di Sarnath ed erano circondati da un alto muro, e protetti da una possente cupola di vetro attraverso cui passava la luce del sole, della luna e delle stelle quando era sereno. Se il tempo era coperto, fulgide riproduzioni degli astri pendevano dalla volta. D'estate i giardini erano rinfrescati da correnti profumate mosse da opportuni ventilatori, d'inverno erano riscaldati da fuochi nascosti: in questo modo, al loro interno era sempre primavera. Fiumicelli che scorrevano su sassi lucenti, ed erano attraversati da numerosissimi ponti, dividevano giardini e aiuole di sfumature diverse; alcuni si trasformavano in cascate, altri sfociavano in laghetti ornati di fiori. Sui torrenti e i piccoli laghi nuotavano i cigni, mentre il canto di uccelli rari riproduceva l'armonia delle acque. Le sponde verdi salivano a formare terrazze ordinate e ornate qua e là da conche di fiori aromatici e vigne, da panche di marmo e sedili di porfido. Infine, minuscoli tempietti o semplici altari consentivano di riposare e pregare agli dei minori.

Ogni anno si celebrava a Sarnath la festa della distruzione di Ib e in quell'occasione abbondavano vino, canzoni, danze e divertimenti d'ogni tipo. Grandi onori venivano tributati alle ombre di coloro che avevano annientato le misteriose creature, e il loro ricordo e quello degli antichi dei veniva schernito da ballerini e liutisti cinti di rose nei giardini di Zokkar. E il re si affacciava sul lago e malediceva le ossa dei morti che giacevano sul fondo. In un primo momento i sacerdoti non avevano gradito una festa del genere, perché fra quelli della loro casta si tramandavano leggende sulla sparizione del grande idolo e sulla morte di Taran-Ish, stroncato dalla paura dopo aver vergato l'ultimo avvertimento; dicevano, inoltre, che dalla torre più alta si vedessero luci nelle acque del lago. Ma col passare degli anni, e poiché non si verificava nessuna calamità, anche loro cominciarono a ridere, a lanciare maledizioni e ad unirsi alle orge dei festanti. Non avevano compiuto essi stessi, nell'altissima torre, l'esorcismo contro Bokrug, il rettile acquatico? Mille anni di abbondanza e piaceri trascorsero a Sarnath, meraviglia del mondo e orgoglio di tutta l'umanità.
I festeggiamenti per il millesimo anniversario della distruzione di Ib furono inconcepibili. Se ne era parlato per dieci anni in tutta Mnar e quando si avvicinò la ricorrenza arrivarono a cavallo, a dorso di cammello e di elefante uomini di Thraa, Ilarnek, Kadatheron e di tutte le città di Mnar e paesi confinanti. Davanti alle mura di marmo, la notte della festa, furono piazzate le tende di principi e viaggiatori, e le sponde del lago risuonarono dei canti dei celebranti felici. Nella sala del banchetto dormiva il re, Nargis-Hei, ubriaco dei vini sottratti ai sotterranei di Pnath, la vinta, e circondato da nobili in festa e schiavi concitati. Durante la festa vennero servite strane prelibatezze: pavoni dalle isole di Nariel nell'Oceano di Mezzo, giovani capri dalle remote colline di Implan, gobbe di cammello del deserto di Bnaz, noci e spezie dei boschi cidatrici, perle di Mtal bagnata dalle onde disciolte nell'aceto di Thraa. Di salse c'era una quantità incredibile, preparate dai cuochi più raffinati di Mnar e adatte al palato di tutti i convitati. Ma la pietanza più ambita era costituita dai gran pesci pescati nel lago, tutti enormi e serviti in piatti d'oro incrostati di rubini e diamanti.

Mentre i nobili e il re gozzovigliavano all'interno del palazzo, ammirando la portata principale nei vassoi d'oro, altri si divertivano come potevano. I gran sacerdoti facevano baldoria nella torre del tempio massimo e i principi dei paesi vicini li imitavano nei padiglioni fuori le mura. Gnai-Kah, un sacerdote, fu il primo a vedere le ombre che calavano nel lago dalla luna a tre quarti e le minacciose nebbie verdi che si alzavano dalle sponde fino al cielo, avvolgendo in un alone sinistro le guglie e i tetti della condannata Sarnath. Poi, quelli che si trovavano nelle torri e fuori le mura videro strane luci sull'acqua e si accorsero che il gran masso di Akurion, una sporgenza rocciosa che s'innalzava maestosa nei pressi della riva, era quasi sommersa. Il terrore crebbe rapidamente ma in modo insinuante, sic-ché i principi di Ilarnek e della lontana Rokol ripiegarono tende e padiglioni e partirono alla volta del fiume Ai, benché quasi non si rendessero conto del perché.
Poi, verso la mezzanotte, le porte di bronzo di Sarnath si spalancarono e riversarono una folla impazzita che annerì la pianura, poiché tutti i notabili e i viaggiatori fuggivano in preda al terrore. Sui volti della folla era impressa un'espressione di pazzia che nasceva da un terrore schiacciante, e sulle labbra correvano parole così tremende che nessuno voleva soffermarsi a verificarle. Uomini con gli occhi dilatati dalla paura gridarono a squarciagola ciò che avevano visto nel salone reale, perché attraverso le finestre non apparivano più le figure di Nargis-Hei e dei suoi nobili e schiavi, ma un'orda di creature indescrivibili, silenziose e con gli occhi sporgenti, le labbra grosse e flaccide e orecchie stranissime; creature che danzavano orribilmente, stringendo nelle zampe piatti d'oro tempestati di gemme da cui guizzavano fiamme grottesche. E principi e viaggiatori che fuggivano dalla condannata Sarnath sui cavalli, cammelli ed elefanti, guardarono un'altra volta il lago avvolto dalle nebbie e videro che il grigio spuntone di Akurion era ormai sommerso.
I racconti di quelli che erano fuggiti da Sarnath si diffusero in tutta Mnar e nelle terre vicine, e le carovane impararono ad evitare la città maledetta e i suoi preziosi metalli. Passò molto tempo prima che qualcuno osasse avventurarsi da quelle parti, e anche allora solo i giovani della lontanissima Falona ebbero il coraggio di affrontare il viaggio: uomini dai capelli biondi e gli occhi azzurri che non avevano niente in comune con il popolo di Mnar. Gli avventurosi si spinsero sul lago per vedere Sarnath, ma pur avendo individuato il lago e il gran masso di Akurion che si innalza nei pressi della riva, non trovarono traccia della meraviglia del mondo e dell'orgoglio dell'umanità. Dove un tempo erano sorte mura di trecento cubiti e torri ancora più alte, ora regnava la sponda paludosa; dove un tempo avevano abitato cinquanta milioni di uomini ora strisciavano soltanto le verdi, detestabili lucertole acquatiche. Persino le miniere di metalli preziosi erano esaurite, perché la rovina si era abbattuta su Sarnath.
Ma, semisepolto fra le pietre, venne intravisto uno strano idolo verde, un idolo antichissimo incrostato d'alghe e modellato sulla figura di Bokrug, il gran rettile acquatico. Quell'idolo, conservato nel tempio maggiore di Har-nek, fu adorato in seguito in tutta la terra di Mnar, sotto la luna calante.

(The Doom that Came to Sarnath, H.P. Lovecraft, 3 dicembre 1919)

sabato 10 marzo 2012

The Graveyard (2008) - A Tale of Tales


Sei una fragile donna anziana. Alle tue spalle il frastuono di una città in movimento, davanti a te un lungo sentiero fra tombe e lapidi silenti. Cammini ricurva, con passo incerto e zoppicante. Ti fermi un attimo, ti tieni il fianco, stanca. Un cane abbaia in lontananza, mentre i corvi gracchiano. Il vento smuove le fronde e le nuvole scorrono proiettando al suolo le loro ombre cupe. Riprendi a camminare, poggiandoti sul tuo bastone, fino ad arrivare ad una panchina, sul retro di una cappelletta. Ti siedi, ed una ballata fiamminga inizia a suonarti nella testa. Parla di morte.


Questo non è l’ Incipit di The Graveyard. Questo è The Graveyard, piccolo gioiello dalla casa video ludica indipendente A Tale of Tales, rilasciato il 21 Marzo 2008.

“ Instructions: << You walk with her to the bench, in front of the chapel. You turn her around and let her sit down. She looks backwards to the bench when she is ready to sit. She sit.
When you are done, you walk with her back to the gate. And you both leave the graveyard to quit the game. >> ”

Tutto ciò che dovremo fare sarà guidare la vecchietta lungo il sentiero del cimitero, lasciandoci trasportare dai suoni d’ ambiente e dalla fotografia. Non sarà possibile prender altre vie, la telecamera sarà fissa verso la panchina. Qui ci siederemo, ed ascolteremo la ballata.
Dopodiché non ci resterà che rialzarci e lentamente tornar al cancello d’ uscita.

Parlare di The Graveyard come di un videogioco sarebbe totalmente incorretto. Risulta tuttavia un prodotto altamente difficile da catalogare.
The Graveyard è un’ esperienza grafica, una sorta di breve storia interattiva, è un prodotto atto a suscitare riflessioni ed emozioni.


Le azioni che abbiamo a disposizione sono limitate al camminare in avanti, indietro e girare su noi stessi. Ciò ci obbligherà ad immedesimarci nelle lente e faticose movenze della donna. Anche il solo girare su noi stessi sarà un’operazione lenta, così come lo sarebbe per la signora.

La fotografia in Bianco&Nero è ben curata, con ottimi giochi di luce e ombra, così come lo sono il sound e le animazioni.
La qualità grafica è proposta in 6 versioni: Fastest, Fast, Simple, Good, Beautiful, Fantastic.

La versione Trial e la versione a pagamento di The Graveyard sono praticamente identiche, se non per un piccolo ma molto importante particolare.
Chiunque abbia intenzione di spendere quei 5.00 dollari che costa non legga il prossimo paragrafo, poiché si negherebbe una delle più forti emozioni che il “gioco” ha da offrire..

SPOILER

Comprando la versione completa non andremo altro che a comprare l’ eventuale possibilità che l’ anziana signora, dopo essersi seduta sulla panchina, muoia.
Non si tratta tuttavia di una Morte vista in negativo, ma di una Morte vista come un avvenimento liberatorio, di liberazione dalla sofferenza, quasi fosse un premio per il lento e sofferente cammino della vita, simboleggiato dal sentiero.
Ovviamente non è detto che ciò avvenga ad ogni gameplay, poiché non compriamo una morte certa, ma una morte casuale.

È un peccato, sebbene lecito, che quest’ aggiunta venga comunque spoilerata dagli stessi sviluppatori, sia sul sito ufficiale che al finire della versione trial, poiché in quel poco tempo riusciremo ad immedesimarci ed affezionarci alla donna e la sua morte, se inaspettata, arriva come un duro colpo.
If you enjoyed this trial version of the Graveyard, you may be interested in acquiring the full version. The full version completes the experience with one extra feature: death.

FINE SPOILER

La ballata Komen te Gaan - Come to Go è scritta dal compositore fiammingo Gerry De Mol, già collaboratore con la A Tale of Tales per The Endless Forest, del 2009, e per il work in progress 8, presentato nel 2007.
Al link The Graveyard – Post Mortem: 5. Spotlight on Music Composer Gerry De Mol si può trovare il testo con un’interessante parafrasi eseguita dallo stesso compositore, in cui espone le varie fonti d’ ispirazione. Si può inoltre ascoltare un frammento della prima versione della ballata.

Sempre su The Graveyard – Post Mortem si può leggere un dettagliato diario di realizzazione del prodotto, a partire dall’ ideazione e animazione sino alla distribuzione.

Il “gioco” può essere scaricato dal sito ufficiale The Graveyard, sia in versione trial che in versione completa, per PC, Mac, iPod ed Android. Il peso è di circa 20 MB.

Chi  ha problemi con il download può guardare i due diversi gameplay, di circa 5 minuti, qui sotto. 
A seguire una versione abbozzata del gioco.

giovedì 1 marzo 2012

The Ward - Il Reparto (2010) - John Carpenter



<< Only Sanity Can Keep You Alive >>


The Ward – Il Reparto è un film del 2010 diretto da John Carpenter, scritto dai fratelli Michael & Shawn Rasmussen..

TRAMA (Spoiler)
 1966, North Bend, Oregon.. 
 Kristen, è una ragazza sui vent’ anni, in fuga dalla polizia. Viene catturata dopo aver incendiato una fattoria e, giudicata pazza, viene condotta al North Bend Psychiatric Hospital. Qui viene reclusa nel reparto 19, “Il Reparto”..
 In questa speciale sezione dell’ ospedale psichiatrico alcune ragazze, ognuna con un particolare lato spiccato della psiche, Iris, Emily, Zoey e Sarah, sono sottoposte alle terapie sperimentali del Dottor Stringer.
 La ragazza non ha ricordo di quanto fatto, ne del suo passato. Ritiene di essere sana e di essere stata reclusa ingiustamente, ma qui, nel reparto, inizia a ricredersi quando incomincia ad avere visioni di una inquietante presenza, una donna mutilata.
 Se la donna fosse solo frutto della sua pazzia, tuttavia, Kristen sarebbe l’ unica a percepirla..



 The Ward – Il Reparto è il ritorno al cinema, dopo una pausa di ben 9 anni, di uno dei grandi Maestri dell’ Horror, John Carpenter.
 Era il 2001, infatti, quando il regista dirigeva Ghost of Mars – Fantasmi da Marte, flop ben lontano da capolavori come Assault on Precint 13, 1976, Halloween, 1978, Escape from New York, 1981, o The Thing - La Cosa, 1982, e tanti altri, fra grandi film e piccoli cult..
 In questo lasso di tempo il regista ha diretto unicamente due episodi della serie tv antologica Masters of Horror.
 Si tratta di Cigarette Burns – Incubo Mortale, del 2005, ottavo episodio della prima stagione, e Pro-Life – Il Seme del Male, quinto episodio della seconda stagione. Il titolo italiano di questo episodio è un ovvio rimando a In the Mouth of Madness – Il Seme della Follia, diretto da Carpenter nel 1995, nonché a Prince of Darkness – Il Signore del Male, del 1987, entrambi parte, assieme a The Thing – La Cosa, della cosiddetta Trilogia dell’ Apocalisse.


 La protagonista Kristen è interpretata dalla giovane Amber Heard, vista in Zombieland, diretto da Ruben Fleischer nel 2009, e al fianco di Nicholas Cage in Drive Angry, diretto da Patrick Lussier nel 2011.
 Emily è la burlona del gruppo. É interpretata da Mamie Gummer, figlia dell’ Oscar Maryl Streep, e partecipe assieme alla madre in Heartburn, 1986, di Mike Nichols, e Evening, del 2007.
 Sarah è l’ egoista e scontrosa del gruppo. É Danielle Panabaker, protagonista nel 2009 di Friday the 13th – Venerdì 13, remake dell’ omonimo film del 1980, e nel 2010 di The Crazies – La Città verrà distrutta all’ Alba, remake dell’ omonimo film di George Romero del 1973.
 Iris è l’ artista e la più socievole del gruppo. É interpretata da Lyndsy Forseca, vista in Kick-Ass di Matthew Vaughn, del 2010.
 Zoey, interpretata da Laura-Leigh, è l’ introversa del gruppo, malata a tal punto da comportarsi e vestirsi come una timida bambina di pochi anni.
 Il Dottor Stringer è invece interpretato da Jared Harris, visto in Resident Evil:Apocalypse nel 2004, nella serie TV Fringe, in The Curious case of Benjamin Button, diretto da David Fincher nel 2009, e nel ruolo del Professor James Moriarty  in Sherlock Holmes: A Game of Shadows, diretto nel 2011 da Guy Ritchie.

 Il livello della recitazione risulta mediamente accettabile, mentre particolarmente accurati e molto apprezzabili sono fotografia, sound e montaggio. 
 Stona lievemente quel poco uso di computer grafica, usato sulla donna/zombie/spettro come inutile additivo ad un già bastevole trucco prostetico, realizzato in pieno stile B-Movie.
 Apprezzabili sono anche la scenografia ed i costumi, ovviamente dal look anni “60. Le scene sono girate nei vecchi edifici abbandonati di un vero ospedale psichiatrico dell’epoca, l’ Eastern State Hospital di Washington.



 Considerare il film come uno spaventoso horror non sarebbe corretto, ed è lo stesso regista ad affermare che si tratta  più che altro di un Thriller Psicologico.
 A fare da base alla pellicola ci sono infatti un ritmo ben dosato ed una buona dose di suspense, con scene ricche di tensione e colpi di scena, a volte purtroppo prevedibili, ma mai eccessivamente spaventosi. Non mancano di condire il tutto alcuni elementi splatter molto leggeri.
 A livello commerciale, la pellicola, si è rivelata tuttavia un flop, ed ha ricevuto generalmente recensioni negative.
 Il film potrebbe, in effetti, essere scambiato per un qualsiasi scarso horror moderno di bassa produzione, tuttavia non è del tutto così. A detta di molti, con questo lavoro, nessun punto viene aggiunto alla fedina del regista, ma, va detto, stavolta nessun punto va nemmeno a sottrarsi.
Se c’è una delusione, deriva probabilmente dal fatto che da nomi come quello di John Carpenter ci si aspettano a prescindere solo grandi capolavori, e se il film non lo è, per quanto nella media e accettabile possa essere, si finisce per catalogarlo come un flop.



 John Carpenter’s The Ward non è forse un capolavoro, ne vuole porsi come tale, ma è un film più che accettabile, capace di destare attenzione sin dagli splendidi titoli di testa sino alla fine senza mai annoiare.
 Rimane indiscutibile, se non altro, che il buon vecchio John, nonostante alti e bassi, non abbia dimenticato come fare un buon film, e che ancora, fortunatamente, non ne abbia perso la voglia..

<< Sono più bravo rispetto  agli inizi della mia carriera. So cosa non dev’ essere fatto. Maturità. La chiamano così. Maturità.. >> John Carpenter


QUESTO indirizzo il sito ufficiale della pellicola, con interessanti Diario di BordoInterviste e Dietro le Quinte.
A seguire il trailer originale, gli splendidi titoli di testa, e due videointerviste a John Carpenter e a parte del cast..

giovedì 13 gennaio 2011

The Call of Cthulhu (2005) - Andrew Leman

 « Ph'nglui mglw'nafth Cthulhu
R'lyeh wgah'nagl fhtagn »
( Nella sua dimora di R'lyeh il morto Cthulhu attende sognando )

Attenti agli Spoiler... 
"Il paziente di un manicomio,  un uomo il cui nome non ci viene rivelato, un uomo dall' aria tuttavia lucida, sebbene visibilmente turbato e malinconico, scongiura il suo psichiatra di dare alle fiamme un misterioso Diario, perchè nessun altro venga a conoscenza di ciò che vi è scritto.
Si tratta del Diario ereditato, assieme ad altri documenti, alla morte di un suo vecchio prozio, il Professor Angell, un Archeologo.
Le pagine, gli appunti e gli articoli di giornale correlati, hanno stranamente tutti a che fare con enigmatici avvenimenti accaduti pochi anni prima in ogni parte del mondo, tutti nella settima attorno al 27 Marzo 1927, avvenimenti su cui l' archeologo aveva deciso di indagare, così come il suo nipote dopo di lui.
Le loro scoperte, attraverso le dirette testimonianze di sinistri individui, oniriche e spaventose visioni di ciclopiche e antiche città ormai in rovina, e isterici e macabri rituali, riveleranno l' esistenza del Culto della "divinità" Cthulhu.
Quello che si ode è il suo orribile Richiamo, e non può che portare chi lo segue alla Follia e, poi, alla Morte..."

 The Call of Cthulhu è un film muto del 2005, diretto da Andrew Leman, che produce la pellicola assieme allo sceneggiatore Sean Branney.
Questa piccola perla è il primo adattamento cinematografico di quella che è probabilmente la più conosciuta fra le opere dello scrittore americano Howard Phillips Lovecraft, ovvero l' omonimo racconto The Call of Cthulhu, il Richiamo di Cthulhu, scritto nel 1926 (e chi non ha mai sentito parlare di Cthulhu sarà il primo a perire sotto i suoi tentacoli al suo risveglio).

Il film è distribuito dalla H.P. Lovecraft Historical Society, "HPLHS", di cui Leman è co-fondatore, società che promuove la realizzazione di Opere Letterarie, Film, Musiche, Giochi, Spettacoli Teatrali e Radiofonici basati sulla produzione dello scrittore di Providence.
La tecnica utilizzata è quella del Mythoscope, che, combinando varie tecniche cinematografiche, permette alla pellicola di assumere le affascinanti atmosfere, rigorosamente in Bianco & Nero, dei film horror dei primi anni "20, accordandosi così al periodo in cui si svolge la trama, nonchè a quello in cui la storia è stata scritta e pubblicata.
Il tutto, recitazione e musiche incluse, funziona molto bene, e, a parte qualche piccolissima pecca a livello tecnico, risulta molto suggestivo e coinvolgente, non per nulla è vincitore di diversi premi...

La trama rimane abbastanza fedele a quella dell' opera di Lovecraft, e se ne distacca giusto in qualche piccolo passo non troppo rilevante.
I fondali e i modellini usati per alcune scene sono semplici ma ben realizzati, sebbene a volte si noti abbastanza l' uso del Green Screen.
A quanto pare l' uso del Bianco & Nero ha aiutato non poco, dato che, eliminando totalmente il problema del colore, non è stato necessario spendere troppo tempo nella decorazione del set.
Le visioni oniriche mi hanno riportato alla mente la spigolosità degli scenari dell' espressionista das Cabinet des Dr. Caligari, il Gabinetto dei Dottor Caligari, diretto nel 1920 da Robert Wiene, oltre che il Tim Burton dei primi periodi, che comunque probabilmente si rifà a sua volta all' espressionismo tedesco (ad esempio l' Edward Scissorhands di Burton mi ricorda alla lontana il Cesare di Wiene).
Non ho apprezzato tantissimo la resa estetica di Cthulhu, troppo smilzo rispetto all' immagine imponente che ne avevo in mente, ma rimane buono l' uso dello Stop Motion che gli da le movenze.
Diciamo che il film alterna scene davvero perfette a scene che potevano esser realizzate meglio...

Volendo c'è anche il sito ufficiale, all' indirizzo www.cthulhulives.org/cocmovie/index.htm, dove si può leggere una sorta di Diario di Realizzazione, trovare maggiori informazioni sul cast, e ascoltare le musiche del film, in più ci si può ricollegare al sito della HPLHP per dare una sbirciata ai progetti futuri.
È possibile vedere la pellicola in streaming a questo indirizzo su megavideo. La durata è di soli 46:44 minuti.

Piccola parentesi, ho scoperto che il nome del professor Angell deriva probabilmente da Angell Street, strada in cui Lovecraft ha vissuto nella sua infanzia.
Da sottolineare il piccolo cameo, nella primissima scena del film, del dipinto Notte Stellata, di Vincent van Gogh.

The Call of Cthulhu è un film muto del 2005, basato sull' omonimo Capolavoro di H.P. Lovecraft.
Qui il trailer...

lunedì 29 novembre 2010

Avventure Oniriche

Premettiamo che da un pò di tempo il mio sonno è caratterizzato da incubi o sogni confusi e dalle trame complicate che mi fanno svegliare a intervalli di un' ora o mezz' ora nel cuore della notte, completamente sudato e assetato...

Stanotte ho sognato che, non so come, sono riuscito a tornare indietro nel tempo , fino al "lontano" 1994, con una seconda persona, che però cambiava a seconda del momento del sogno. Eravamo in piazza, di sabato o domenica sera, ad inizio dicembre. La cosa bella era il fatto che noi riuscissimo a riconoscere la gran parte delle persone, più giovani, mentre loro non avrebbero mai riconosciuto chi fossimo noi, dato che io ad esempio nel "94 non avevo che 3 anni.

Fattostà che decidiamo di andare nella creperia della piazza, locale che tra l' altro nel "94 non esisteva,  e che nella versione onirica sembrava più una pizzeria o una birreria piena di gente tutta allegra, e i proprietari erano stranamente più vecchi invece che più giovani.
Insomma, ci sediamo a tavolino assieme a degli sconosciuti. Allora io indico un tizio dall' aspetto  particolare che fa baldoria in lontananza e dico al signore affianco a me: "Quel tizio sembra una via di mezzo fra Dario Argento e Sam Raimi...", e quello mi guarda un pò incerto...
Dico io: " Dario Argento, sai, il regista..."
"Si si, ho presente Dario Argento, ma Sam Raimi...?"
"Sam Raimi! Il regista di Spider-Man!"
Ed in quel momento ci siamo guardati per un attimo entrambi, spaesati, e prima ho pensato "Possibile che non abbia visto Spider-Man?" e subito dopo "Caspita, come minimo lo gireranno  fra 10 anni...".

sabato 30 ottobre 2010

The Mad Doctor (1933) - Mickey Mouse

Esistono alcuni vecchi cartoni animati in Bianco & Nero dal fascino particolare, poiché nonostante anno di pubblicazione e pubblico di riferimento possiedono una componente macabra di gran rilievo.

E' il caso, ad esempio, dell' animazione The Mad Doctor, cortometraggio rilasciato il 20 Gennaio 1933, appartenente al filone A Mickey Mouse Cartoon, e precisamente il terzo corto "Horror" con protagonista Topolino, dopo The Haunted House, del 1929, e The Gorilla Mystery, del 1930.
Il regista è David "Dave" Dodd Hand, poi direttore di Biancaneve e i Sette Nani nel 1937 e di Bambi nel 1942, naturalmente sempre per la Disney.
Ma qui il tono è tutt' altro, si parla di un sanguinario Scienziato Pazzo, il "Mad Doctor",  trapianti alla Frankenstein e scheletri danzanti. Si pensi che in Inghilterra il corto fu censurato, poiché ritenuto troppo spaventoso per il pubblico a cui era rivolto, ed in effetti presenta elementi abbastanza crudi (vedi sega grondante sangue ~3:29), ma a dir la verità anche abbastanza affascinanti.
Le scenografie risultano molto curate e ben fatte, e le animazioni perfette, con trovate a dir poco geniali ( vedi pendola scheletrica ~9:23), sebbene alcune siano riprese da altri corti. La scena della galleria (~1:51), ad esempio, è un frammento riciclato da una sequenza di Egyptian Melodies, del 1931, in cui a percorrere il corridoio era però un piccolo ragno.
La fotografia è ovviamente in Bianco & Nero, ma ne esiste anche un versione ricolorizzata.

Circa il Mad Doctor, il DR XXX, come leggiamo sul portone del suo maniero (~1:10), sappiamo ben poco, poiché questa è la sua unica apparizione cinematografica, nonostante sia un personaggio ben caratterizzato, sia nell' aspetto che nei modi.
Vanta però alcune apparizioni videoludiche da  antagonista, come in Mickey Mania: The Timeless Adventures of Mickey Mouse, videogioco a scorrimento per SEGA Mega Drive e Play Station  del 1994, anche noto come Mickey's Wild Adventure, il cui secondo livello è basato sul cortometraggio in questione. 
Più di recente compare invece in Disney Epic Mickey, del 2010 per Wii.
Nella sua prima scena (~0:47) il personaggio potrebbe essere scambiato per Macchia Nera,  storico antagonista di Topolino, ma in realtà si tratta di due personaggi differenti.



Sul sito The Encyclopedia of Disney Animated Shorts sono reperibili inoltre le bozze della sceneggiatura originale, sebbene non in alta risoluzione..




 Non occorre dire altro, il corto dura solo 7 minuti e non resta che gustarselo..



(EDIT 29/11/11)